In questa pagina potete trovare alcune informazioni sui paesi che fanno parte del comune di Busana e nel periodo estivo l'elenco delle manifestazioni dei vari paesi (I testi sono stati presi in parte dal libro della comunità montana dell'Appennino Reggiano Edizione 2000/2001 dell'Alambra Gruppo stampato da Grafiche Ruggeri Spa, e dall'opuscolo di Re Appennino del comune di Busana.
Busana Cervarezza Terme Marmoreto Nismozza Frassinedolo Talada Cà Ferrari Cà Manari Casale
Cenni Storici
La Comunità montana
Visitare l'Appennino Reggiano è un po' come ricercare i segni dell'uomo,
della storia e del tempo in un paesaggio mutevole, vario nelle sue espressioni,
che vanno dalle basse colline alle più alte cime del crinale, che recano
impresse nell'ambiente naturale le proprie radici e la fedeltà alle tradizioni.
Il Territorio
Con un po' di curiosità si possono trovare luoghi e panorami straordinari,
forse unici. Avete a disposizione 969 chilometri quadrati di monti e colline,
dal pedemonte sino alle vette della catena appenninica che raggiunge e supera
i 2.000 metri di altezza. I tredici comuni della Comunità Montana sorgono
nelle tre vallate principali create dai fiumi Secchia, Enza e Dolo. Le vallate
partono strette e dirupate per poi allargarsi dolcemente verso la pianura.
Alle loro spalle il profilo irregolare e dentellato delle cime appenniniche,
che segna il confine con la Toscana: dal Passo delle Radici al Monte Prado,
dal Monte Cavalbianco alla Nuda, al Casarola,all'Alpe di Succiso, al Passo del
Lagastrello, sino allo svettante Cusna. Al centro la Pietra di Bismantova, questo
blocco di arenaria conficcato nell'argilla, che rappresenta il fulcro di tutto
l'Appennino Reggiano. La sua struttura, fantastica e misteriosa, riporta a ritmi
dettati unicamente dalla natura. Così anche per il torrente Enza, da
sempre la spiaggia prediletta dai reggiani. Tutti i corsi d'acqua riservano
sorprese: le fonti del Secchia, le cascate del Lavacchiello, il turbinoso e
selvaggio Dolo.
La Natura
Le brughiere a ridosso del crinale con la vegetazione d'alta quota composta
da ginepri, mirtilli, cardi e rododendri, lasciano presto spazio ai boschi di
faggio, abete bianco, castagno, querce, il cerro e la roverella, che abbracciano
i tanti laghi primi fra tutti quello di Monte Acuto, il Calamone e quelli Cerretani.
Altrettanto ricca è la fauna che comprende gli animali tipici del
bosco e dell'alta quota, volpi, cervi, daini, caprioli, scoiattoli, gheppi,
gufi, civette, cinghiali, o degli ambienti acquatici, come lontre, trote Fario,
barbi, gamberi di fiume, merli acquaioli, rane e tritoni. Negli ultimi anni
sono ritornati il lupo e l'aquila, quest'ultima stanziale nel confinante parco
dell'Orecchiella. La storia geologica dell'Appennino Reggiano è molto
complessa, andando dai rari esempi di rocce vulcaniche e plutoniche a quelle
di origine sedimentaria. I gessi triassici della Val Secchia sono le rocce più
antiche della zona. Gli affioramenti sono ben riconoscibili per il loro colore
bianco o bianco venato di grigio, rosa e arancio. La zona è ricca anche
di fonti termali, come quelle di Cervarezza, Poiano, Quara, completate dal curioso
fenomeno idroceolocico dei vulcanetti di Viano.
La Storia
La storia di queste terre, affonda nella notte dei tempi ma trova il suo culmine
nel medioevo con Matilde di Canossa. Castelli e pievi sono i segni di quest'epoca
che ha lasciato, anche negli usi, evidenti tracce e testimonianze. Per lungo
tempo pellegrini e viandanti hanno attraversato il crinale appenninico per raggiungere
santuari e luoghi di culto, sovrapponendo così la cultura
cristiana a quella pagana che ancor oggi si riflette nelle tradizioni locali.
I nomi dei luoghi stanno ancora oggi a testimoniare le antiche e dure percorrenze
a piedi o a dorso di mulo: il passo dell'Ospedalaccio, il borgo di Ospitaletto
ai piedi del Passo di Pradarena.
Busana
Il nome del comune si fa risalire ai "Busii" che abitavano il territorio
in epoca di conquista romana (da cui deriverebbe il patronimico Bucci ancora
oggi molto diffuso in questa zona). Notizie attestate di una "Cappella
de Busiana" compaiono nel 1070 in un elenco di beni affidati al Marchese
Bonifacio di Canossa dalla Chiesa di Reggio. I Canossa fecero costruire un castello
(di cui resta solo la memoria) a dominio della Valle del Secchia, castello di
cui si impadronirono i Conti Dalli poco dopo il 1200 provenendo dalla Garfagnana.
La proprietà dei Dalli fu legittimata soltanto nel 1442 dal Duca di Modena
Lionello d'Este e continuò fino al 1577. Successivamente il territorio
di Busana fu feudo del Marchese Galeazzo Gualenghi di Ferrara e poi dei Marchesi
Zambeccari Zanchini di Bologna fino al periodo napoleonico. Dopo il 1815 ridivenne
Comune autonomo, con giurisdizione anche sul collagnese e su parte del ramisetano,
fino al 1859. Colpito duramente dal terremoto del '1920 il capoluogo, situato
a 850 m.s.l.m., ha perduto in quella occasione le ultime vestigia del Castello,
sui cui ruderi è stata costruita nel 1932 la Chiesa di S.Venanzio. Anche
il Fortino della Sparavalle, fatto costruire da Francesco IV a presidio della
nuova strada del Cerreto (1828/1843) è ormai ridotto ad un rudere. Busana
conserva una interessante serie di mulini, attivi fino a qualche decennio fa,
di cui si possono ricordare il Mulino Casanova (sulla strada per Ligonchio poco
prima del Ponte sul Secchia), il Mulino del Chioso, il Mulino del Gorgone e
il Mulino Mezzichello (tutti a Cervarezza), il Mulino del Rosto a Talada.
Si tratta di testimonianze della raccolta e lavorazione delle castagne in un
territorio che conserva ancora bellissimi castagneti. E' ancora attiva la lavorazione
del sughero per la produzione di tappi da bottiglia con la materia prima importata
dalla Sardegna. Tra le borgate interessanti, oltre a Cervarezza centro termale
e turistico rinomato, occorre ricordare Nismozza (Corte Manenti),
Frassinedolo, Talada. A Busana ha la sede operativa il Parco Nazionale Tosco-Emiliano,
che interessa tutto il crinale reggiano e parte del Toscano. Da ricordare ancora
il Parco Flora di Cervarezza con le vicine fonti termali di S. Lucia e l'oratorio
di S. Maria Maddalena, sulle pendici del Ventasso a 1500 metri di altitudine,
che fu probabilmente un antico eremitaggio di donne e
meta di un tradizionale pellegrinaggio alla fine del mese di luglio.
Manifestazioni
Cervarezza Terme
Centro turistico tra i più importanti dell'Appennino Reggiano. E' provvisto
di alberghi, di un grande e moderno campeggio, piscina e servizi ricreativi
e sportivi. La località montana è nota per ospitare un centro
termale, l'unico della provincia di Reggio
Emilia, attrezzato per cure idroterapiche. Presso il parco Fonti, ad un chilometro
dall'abitato, sgorgano le acque minerali e termali del monte Ventasso. Il fondo
esisteva già dall'XI secolo. Nel 1240 fa parte dei Comune di Reggio.
Dal 1404 è compresa nel feudo di Busana. Il nucleo più antico
dei paese è situato nell'estremità nord occidentale dell'attuale
complesso
urbano: esso è riconoscibile per la presenza di un fitto intreccio di
stretti vicoli, in parte lastricati, sui quali prospettano vecchi fabbricati.
Si segnala l'antica chiesa di S. Matteo.
Marmoreto
Nel borgo si possono osservare diversi fabbricati rurali di interesse di buon
interesse tipologico. Si può facilmente raggiungere il greto dei fiume
Secchia nelle cui acque limpide vivono numerosi esemplari di pesci e anfibi.
Nismozza
Nismozza è un'antica borgata situata alle falde sudorientali dei Monte
Ventasso arroccato alla sinistra dei fiume Secchia, Nismozza compare nel "Libro
dei Fuochi" già nel 1315. La chiesa parrocchiale ed il vicino complesso
a corte dei Manenti sono descritti nel cap. 'Luoghi da visitare". Il borgo
che si stende lungo il pendio verso il secchia, è percorso da un intreccio
di stradine acciottolate e conserva praticamente intatti i valori ambientali
non alterati da ristrutturazioni anomale. Conserva un interessante paesaggio
architettonico con fabbricati settecenteschi e ottocenteschi. Una pregevole
maestà, del XVIII secolo, racchiude in nicchia un'icona marmorea raffigurante
la beata vergine con il Bambino.
Frassinedolo
La cappella di Frassinedolo è ricordata in documenti del 1153 e in una
carta dei monastero di Marola del 1197; alla fine dei XVIII secolo era soggetta
a Bismantova. L'attuale chiesa fu costruita nel 1822 con un sussidio dei duca
Francesco IV, nell'abitato si può osservare un pregevole fabbricato signorile
settecentesco in pietra ad impianto quadrato articolato su due livelli e portale
d'ingresso ad arco.
Talada
Il paese è inserito in una piccola valle di grande bellezza paesaggistica
che conduce direttamente al Secchia. Una leggenda locale vuole che l'attuale
paese un tempo fosse collocato in un altro luogo, più a monte, dal quale
a causa di una frana, sarebbe disceso sino al luogo attuale. Questo evento si
trova rispecchiato nel nome dei borgo che significa discesa, calata.
La prima citazione della località risale ai primi anni dei XI secolo
in cui la cappella di Talada figura come dipendente dei monastero di San Prospero
di Reggio Emilia. Nel secolo XV Talada passa sotto Busana seguendone le sorti.
Il terremoto dei 1920 sconvolge l'abitato che riporta drammatiche conseguenze.
Tra le rovine del vecchio paese e le nuove costruzioni solo due edifici rimangono
in evidenza: la chiesa parrocchiale di San Michele e l'oratorio di San Rocco,
anch'esso sottoposto ad un recente intervento di restauro.
Cà Ferrari
La parte più antica dei borgo risale circa al XVII secolo. La struttura
dei borgo è tipica degli abitati della montagna, costituita da una fitta
rete di stradine, viottoli lastricati e da contrafforti che dividono e sorreggono
le abitazioni appoggiate le une alle altre interessante la presenza di una piccola
e sobria cappella ottocentesca in pietra.
Cà Manari
Il borgo costituito da alcuni fabbricati rurali in sasso, si può raggiungere
percorrendo una sterrata che attraversa i boschi. Di particolare interesse qualche
esemplare secolare di castagno tra i prati circostanti. Alla fine del paese
troviamo una fontana in sasso dell'inizio secolo.
Casale
Il paese si è sviluppato attorno a una interessante formazione geologica
di rocce magmatiche. Questo materiale è stato utilizzato in passato come
inerte per le malte che saldano il sasso delle costruzioni. Alcuni ruderi sono
di origine medievale, ma la maggior parte dei fabbricati risale al XVII o al
XVIII secolo. Notevole il panorama della sottostante vallata del Secchia in
corrispondenza delle emergenze dei gessi triassici.
Per i prossimi appuntamenti tornate a trovarci prossimamente o mandate un E-mail
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